venerdì, 26 ottobre 2007

A parte i nervi ammetto che devo fare sempre uno sforzo notevole, per "entrare" fisicamente in mezzo agli altri, noti o ignoti che siano, il mio analista (se ne avessi uno) direbbe che il mio subconscio (se ne avessi uno) ha il terrore di essere rifiutato, respinto, negato. [...]

"Ti trovo un po' pallida, arrivi da Milano?" mi dice severa Malvina, che crede nell'abbronzatura come Hitler credeva nella superiorita' della razza ariana. [...]

dal libro "Ti trovo un po' pallida" (che sto leggendo), di Carlo Fruttero, arzillo scrittore di 81anni, intervistato pochi giorni fa' da Fabio Fazio su rai3.  Mi ha fatto una gran simpatia.

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lunedì, 15 ottobre 2007

A volte non far nulla e' la cosa piu' difficile e piu' giusta da fare.

Sirbrio

PS: un mio breve aforismo... evidente segno dell'eta'.

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giovedì, 04 ottobre 2007

Sapientemente riproposto da Blu Notte, condotto da Carlo Lucarelli, la storia di un naufragio a 25 miglia dall'Isola delle Correnti, nei pressi di Portopalo ad una cinquantina di Km da Siracusa.

La notte del 25 dicembre del 1996, mentre noi scartavamo regali e mangiavamo panettoni, la tragedia. La Yiohan era una nave carica di clandestini, che doveva cedere parte del suo carico umano alla navetta F174, la quale doveva approdare nei pressi delle coste siciliane. L'imprevisto: mentre molti clandestini si stanno imbarcando sulla F174, questa sbatte bruscamente contro la Yiohan, procurandosi una grossa falla. La F174 cola velocemente a picco mentre la Yiohan si allontana verso il Peloponneso. La F174 viene inghiottita dal mare con 283 clandestini bloccati a bordo, erano 160 indiani, 31 pakistani e 92 tarnil. La notizia passa pressapoco sotto silenzio e nessuno si preoccupa di cercare quel relitto e quei morti.

"E per forza, come avrebbero potuto farlo, hanno solo una barchetta, non potevano spingersi al largo dove era stato segnalato l'inabissamento di quella nave", dira' in seguito il comandante della Capitaneria di Porto di Siracusa.

In quel periodo i pescatori di Portopalo, dicono di pescare molti tonni, ma in realta' "tonni" voleva dire cadaveri o pezzi di cadaveri. Il governo non aveva mosso un dito per recuperare il relitto e al Sig. Mauro che denuncio' di aver pescato un cadavere venne sequestrata la barca e le reti, impedendogli in pratica di continuare il suo lavoro: il pescatore. Cosi' avvenne che i pescatori di Portopalo decisero di non denunciare, e di ributtare a mare tutti i "tonni" che gli si impigliavano tra le reti. Si arriva addirittura ad un episodio grottesco: un teschio di un cadavere viene portato per scherzo in un bar e poi piantato su un palo del paese, di fronte ad una macelleria (pare che questa macelleria chiuse perche' il proprietario interpreto' quel teschio come un messaggio mafioso!).

Nel 2001, 5 anni dopo, Giovanni Maria Bellu, giornalista della Repubblica, si interessa del caso e va a Portopalo dove incontrera' Salvatore Lupo, l'unico pescatore che dichiarava di sapere dove era il relitto. Ed in effetti lo sapeva veramente e non voleva sottostare alla generale indifferenza. Salvatore Lupo aveva pescato tra degli indumenti un tesserino di identita' di un ragazzo in fondo al mare, che aveva circa l'eta' di sua figlia. Lupo racconta tutto a Giovanni Maria Bellu che decide di contattare una impresa per portare alla luce il relitto. Grazie ad un ROV, un robot sottomarino, tutto il mondo puo' vedere il relitto e gli scheletri dei suoi clandestini ed esplode lo scandalo. La tragedia piu' grande del mediterraneo dal dopoguerra era stata ignorata dall'Italia, dai media e da tutte le istituzioni locali e nazionali.

"Salvatore Lupo, ha subito una persecuzione ambientale per aver parlato..." afferma Bellu, sia da parte degli altri pescatori,  sia dalle istituzioni, sia infine dal parroco del paese.

Giovanni Maria Bellu ha scritto il libro "I fantasmi di Portopalo"  in cui racconta la vicenda del naufragio, fitta di misteri, di indifferenza, con una trama quasi irreale. Lupo, abbandonato quell'ambiente ostile e' divenuto primo ufficiale di una nave mercantile.

Nel dicembre del 2006 Prodi ha preso l'impegno di avviare uno studio di fattibilita' per il recupero del relitto e dei corpi dei clandestini.

Salvatore Lupo, il pescatore, orgoglioso di esserlo, afferma che quello che va fatto e' il recupero dei corpi e la costruzione di un monumento in memoria di quei clandestini morti atrocemente sulle coste siciliane.

su  www.pachinoglobale.com  alcuni spezzoni della suddetta puntata di "Blu Notte".

postato da: sirbrio alle ore 15:49 | Permalink | commenti (1)
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